Come si calcola il TFR

Il lavoratore dovrà scegliere su dove accantonare le proprie quote TFR. C’è chi decide di lasciarlo in azienda, chi opta per il versamento dei fondi di previdenza complementare. In ciascun caso, l’onere del versamento spetterebbe ancora al datore di lavoro.

Il TFR è un trattamento di fine rapporto che è entrato in vigore grazie al decreto legge 252 del 2005, rappresenta la buonuscita ovvero la liquidazione erogata al lavoratore quando cessa il rapporto lavorativo.

Tale tipologia di liquidazione, verrà riconosciuta a tutti i lavoratori del settore privato e pubblico assunti in seguito al 31 Dicembre 2000 mediante regolare contratto di lavoro subordinato.

La caratteristica importante del TFR è legata alla sua erogazione: in base all’art. 2120 del codice civile difatti, la Legge va a garantire ai lavoratori subordinati la percezione della liquidazione qualunque sia la ragione di cessazione dell’attività del lavoratore.

Ogni anno, la quota TFR che viene accantonata equivale a circa una mensilità dello stipendio che si percepisce.

Per il calcolo del tfr, occorrerà eseguire una semplice operazione: andare a suddividere la retribuzione lorda per il coefficiente 13,5 e poi andare a sottrarre lo 0,5 che va a rappresentare la quota contributiva spettante all’INPS.

Soltanto laddove un’azienda avrà in carico più di 50 dipendenti, pure le quote dei lavoratori che vogliono lasciare il proprio TFR in azienda, verranno versate mensilmente presso il Fondo Tesoreria dell’INPS.

Quando il lavoratore non effettua nessuna scelta, il TFR sarà accantonato nei fondi di previdenza complementare. Il TFR è garantito dal fondo di garanzia dell’INPS ed il lavoratore avrà diritto a percepire il TFR pure quando l’azienda sia insolvente oppure entri in fallimento. Ciò è possibile mediante al Fondo di Garanzia dell’INPS.

Il lavoratore potrà chiedere, nel corso del rapporto di lavoro, che venga erogata una parte dell’importo del TFR non eccedente il 70% maturato fino a quando viene fatta la richiesta al datore di lavoro.

L’art. 2010 del Codice Civile regola tale possibilità, ma occorrerà fare attenzione perché non sarà possibile chiedere anticipatamente il TFR se non maturati minimo otto anni di attività lavorativa. In ciascun caso, il dipendente richiederà l’anticipazione soltanto una volta nel corso del rapporto lavorativo.

In alcuni casi si potrà richiedere l’anticipo del TFR, ci sono delle regole affinché il datore di lavoro potrà erogare in anticipo fino al 70% del TFR accantonato, per motivi di salute, per cure mediche, quando il lavoratore ha un periodo di congedo per via di formazione oppure di congedo parentale nei casi previsti dalla Legge.

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